mercoledì 10 marzo 2021

La donna che non dimentica nulla

Se c'è una delle nostre facoltà naturali che può dirsi più meravigliosa delle altre, credo che sia la memoria. Sembra esserci qualcosa di più misterioso e incomprensibile nel potere, nei fallimenti, nelle ineguaglianze della memoria che non delle altre facoltà dell'intelletto. La memoria è talora così tenace, così servizievole, così obbediente, ma altre volte sembra così confusa e così debole, e altre ancora così tirannica, così incontrollabile! Noi siamo sicuramente un miracolo sotto ogni aspetto, ma il nostro potere di ricordare e di dimenticare sembra qualcosa di particolarmente indecifrabile. — Jane Austen, Mansfield Park



Ho scoperto la storia di Jill Price mentre studiavo per l'esame di Psicologia Generale e quello che ho pensato, dopo averla letta, non è stato "Wow!" (sottinteso: sarebbe utile avere anche solo un decimo delle sue capacità), ma "Oh, Dio..." (sottinteso: che incubo). Questa donna vive sotto la tirannia di una memoria abnorme. Non solo non dimentica nulla della sua vita, ma continua a rivivere tramite i ricordi tutto ciò che le è successo a partire dal 1980, fin nei minimi dettagli.
Ho voluto saperne di più e ho scoperto una storia particolare, che è stata molto spettacolarizzata e che, ovviamente, ha diviso la comunità scientifica - che tutt'oggi dibatte ancora su quale sia l'origine della super memoria di Jill. Mi ha lasciato anche diversi dubbi.

mercoledì 24 febbraio 2021

The kiss of life

Il 17 luglio del 1967, Rocco Morabito sta andando a fotografare uno scipero ferroviario per conto del giornale per cui lavora, il Jacksonville Journal. Lungo la strada supera alcuni operai della Jacksonville Electric Authority che stanno lavorando alla linea elettrica, un paio dei quali si sono arrampicati in alto, su un palo. Una volta sul luogo dello sciopero, Morabito scatta qualche foto e, appena concluso, riparte in auto per tornare in redazione; ma all'altezza dei lavori in corso sulla linea elettrica sente delle grida terribili. Alza gli occhi e vede uno dei due operai in cima al palo: penzola a testa in giù, trattenuto solo dalla sua imbracatura.

mercoledì 17 febbraio 2021

Belle Signore e streghe siciliane

Le Villi, Bartolomeo Giuliano

Conosciute soprattutto come Donne 'i fora o Donne da' nutti (a Caltanissetta) o Patrune da' casa e in molti altri modi, le Belle Signore sono leggende della Sicilia, la mia terra, che si collocano a metà strada tra le fate e le streghe - le cui caratteristiche le rendono, comunque, più simili alle fate.

Si dice che fossero 33 donne bellissime, amanti della casa e della famiglia e dotate di un grande senso di giustizia. Non è chiaro se con i loro mariti ci fosse un rapporto paritario e di fiducia o se questi fossero soggiogati e devoti alle Belle Signore, ma è certo che queste non tenevano nascosta la loro natura e, anzi, ai mariti raccomandavano di non svegliarle né toccarle durante la notte, perché il loro spirito abbandonava il corpo per raggiungere le sorelle con cui portavano a termine i loro doveri soprannaturali. Disturbare il loro involucro mentre lo spirito era assente sarebbe stato estremamente pericoloso, per le Donne 'i fora. In effetti, abbandonare il corpo comportava diversi pericoli: per esempio, se lo spirito fosse stato sorpreso dai raggi del sole, sarebbe stato costretto a trovare rifugio in un rospo fino alla notte seguente.

mercoledì 10 febbraio 2021

La leggendaria trota pelosa

(Courtesy Rick Wicker, Denver Museum of Nature & Science)




Come nasce la leggenda

Be', grazie a tanta furbizia, prima di tutto; e a una discreta vena di disonestà, anche... o di fiuto imprenditoriale, se vogliamo. Infine, grazie a quella inesauribile fonte di ispirazione che è la mitologia.
Questa storia comincia in Islanda, al tempo degli dei.

Venne un momento in cui i giganti che abitavano l'isola ne ebbero abbastanza della malvagità degli esseri umani, perciò chiesero ai demoni di creare qualcosa che li flagellasse. I demoni diedero vita a un pesce. Un pesce coperto di pelliccia: il Lodsilungur, che significa "trota pelosa" o "trota arruffata". In breve, questo pesce demoniaco divenne la specie dominante nei corsi d'acqua islandesi, ma era totalmente indigesto, addirittura velenoso, e gli uomini fecero la fame. Non si sa, poi, come il Lodsilungur venne estirpato dai laghi e dai fiumi islandesi, ma visto che l'isola è tutt'oggi popolata, in qualche modo la malefica trota pelosa dev'essere sparita. E altrettanto toccò alla leggenda della sua creazione, forse anche per via di una nota piuttosto weird, che è questa: si diceva che l'uomo che avesse ingerito anche solo un boccone della carne della trota pelosa e fosse sopravvissuto, si sarebbe ritrovato incinto e il parto sarebbe stato possibile solo con un taglio cesareo praticato... sullo scroto.

mercoledì 4 novembre 2020

Cimiteri e funerali per cani e gatti nell'epoca vittoriana

 

Nel post Una parrucchiera di Våmhus alla corte della regina Vittoria ho raccontato, un po' romanzando, di come il lutto perenne della regina per la scomparsa del marito avesse cambiato il modo di sentire dei suoi sudditi nei confronti del lutto stesso e della morte - che era era un evento quotidiano, di quei tempi; fin troppo familiare, visto che perlopiù si moriva in casa. C'era una sorta di rassegnazione che faceva sì che il dolore venisse soppiantato presto dalla necessità di dedicarsi alla vita, o alla sopravvivenza. La regina Vittoria diede alla morte una nuova dignità - anche se della sua tragedia personale venne recepito soprattutto il lato melodrammatico e modaiolo. Sta di fatto che nell'epoca vittoriana si manifestò una profonda reverenza per la morte, che a un certo punto si estese anche agli animali d'affezione, sempre grazie a Sua Maestà e al suo amore per cani e gatti - che non fu qualcosa di astratto: già nel 1840, per fare qualcosa di concreto, la regina aveva dato il suo patrocinio ufficiale alla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals.

mercoledì 28 ottobre 2020

Della morte, dell'amore PT1

Teppe Hasanlu, Iran nord-occidentale, 800 circa a.C.
È una calda giornata d'estate: da Hasanlu sono stati fatti uscire, sotto scorta armata, donne, anziani e bambini, che adesso si trovano sulla collina che sovrasta la città, gli occhi attoniti fissi sulla pianura. Hasanlu sta per essere attaccata dai cavalieri e dagli aurighi dell'esercito di Ishpuini, sovrano del regno di Urartu. Il re li ha mandati a trucidare gli alleati dei suoi acerrimi nemici, gli Assiri; e il massacro comincia proprio a partire da coloro che si trovano sulla collina, esposti e vulnerabili, in modo che quelli che sono rimasti in città si rendano conto di ciò che li attende. Non viene risparmiato nessuno, nemmeno quelli che abbandonano le armi e scappano per tornare indietro. Nemmeno i bambini. L'esercito urarteo calpesta tutto e tutti nella sua avanzata verso Hasanlu. Nonostante le massicce fortificazioni, la città cade in fretta. Si combatte strada per strada, quando - forse generato per caso, forse appiccato di proposito - scoppia un incendio che in pochissimo, a causa del clima secco, diviene devastante. La città brucia. I suoi abitanti cercano scampo dalle fiamme abbandonando le loro case, solo per essere trapassati dalle lame degli invasori. A massacro finito restano a terra più di 150 corpi, tra aggressori e aggrediti, e Hasanlu è stata rasa al suolo.

Teppe Hasanlu, 1972.
Teppe Hsanlu è uno dei più famosi e vasti siti archeologici: dal 1956 si sono succedute spedizioni di scavo che hanno permesso di ricostruire - almeno in parte - gli eventi che hanno portato alla distruzione della città. Quest'anno stanno lavotando in sinergia due spedizioni, una del Metropolitan Museum di New York e l’altra dell’Università della Pennsylvania. È proprio un archeologo di quest'ultima, Robert Dyson, a portare alla luce una buca. All'interno, una coppia di scheletri abbracciati.

Sdraiati sul fondo c’erano due scheletri umani, un maschio e una femmina. Il maschio aveva un braccio sotto la spalla della femmina, mentre la femmina guardava il volto del maschio, una mano tesa per toccargli labbra. Entrambi giovani adulti, non mostravano alcun segno di ferite*. Non c’erano lacerazioni evidenti o ossa rotte. Non c’erano oggetti con gli scheletri, eccetto una lastra di pietra sotto la testa della femmina. Per il resto, nella buca c'erano frammenti di intonaco, carbone e piccoli pezzi di mattoni bruciati, ma nulla di così pesante da schiacciare le loro ossa.

Traduzione (molto libera) della dichiarazione di Robert Dyson, archeologo della spedizione dell'Università della Pennsylvania.