mercoledì 4 novembre 2020

Cimiteri e funerali per cani e gatti nell'epoca vittoriana

 

Nel post Una parrucchiera di Våmhus alla corte della regina Vittoria ho raccontato, un po' romanzando, di come il lutto perenne della regina per la scomparsa del marito avesse cambiato il modo di sentire dei suoi sudditi nei confronti del lutto stesso e della morte - che era era un evento quotidiano, di quei tempi; fin troppo familiare, visto che perlopiù si moriva in casa. C'era una sorta di rassegnazione che faceva sì che il dolore venisse soppiantato presto dalla necessità di dedicarsi alla vita, o alla sopravvivenza. La regina Vittoria diede alla morte una nuova dignità - anche se della sua tragedia personale venne recepito soprattutto il lato melodrammatico e modaiolo. Sta di fatto che nell'epoca vittoriana si manifestò una profonda reverenza per la morte, che a un certo punto si estese anche agli animali d'affezione, sempre grazie a Sua Maestà e al suo amore per cani e gatti - che non fu qualcosa di astratto: già nel 1840, per fare qualcosa di concreto, la regina aveva dato il suo patrocinio ufficiale alla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals.

UN FENOMENO SOCIALE
Ancora prima che l'ennesima moda vittoriana, quello dei funerali per cani e gatti fu un fenomeno sociale che rivela spaccati di vita a volte molto tristi. Coinvolse le fasce più agiate della popolazione; all'interno di queste, prevalentemente le donne; e tra queste, prevalentemente quelle sole. Il che portò i critici del tempo a deridere la cosa non solo perché considerata blasfema, ma anche perché considerata una questione "isterica". Il numero del 17 agosto del 1880 del Portsmouth Evening News accenna alla morte di un cagnolino e al fatto che il proprietario aveva fatto stampare delle cartoline commemorative listate a lutto. A chiusura dell'articolo, il giornalista scrisse: “It is superfluous to affirm that the owner of that lamented Fido is a maiden lady.”. Il cordoglio per il cucciolo di casa era una cosa da donne, insomma. Di più: una cosa da zitelle che non avevano altri affetti se non il loro cagnolino o il loro gattino. Si tratta di una interpretazione falsata, chiaro. Tuttavia si fonda su una consuetudine consolidata, vecchia come il cucco e dura a morire: le donne dovevano essere moglie e madri.
Il matrimonio era essenziale: non contrarlo era causa di stigmatizzaione per le donne... Nella mia cerchia familiare lo è ancora, poffarre & poffarbacco! Quelle che non si sposavano entro una certa età venivano considerate con imbarazzo o disprezzo, a seconda che avessero una rendita o fossero povere. Nell'uso del termine "signorina" si insinuava sempre e comunque il significato irrisorio di "zitella".
Tante giovani donne si trovarono relegate ai margini della considerazione sociale per via del loro aspetto poco attraente o perché non avevano una dote. Spesso per entrambi i motivi. Qualcuna dovette rassegnarsi a sentirsi chiamare "signorina" pur avendo denaro di cui disporre a proprio piacimento. Per queste donne, non trovare marito fu un dramma in varie scale di grigio, che spinse alcune alla segregazione volontaria in casa; altre - "ma questa è un'altra storia e la si dovrà raccontare un'altra volta" - caddero vittime di truffe organizzate da giovanotti attraenti che le sposavano solo per derubarle e poi abbandonarle... o ucciderle.
Furono davvero poche quelle che ebbero la forza di fregarsene e di vivere serenamente la propria condizione di zitelle, quando tutto intorno a loro era un coro unanime di: "è stupido che una donna rifiuti un buon partito e preferisca restare sola"; e, come ho scritto, poterono farlo solo perché possedevano una rendita.
Altra condizione di solitudine delle donne era la vedovanza, ma quella veniva guardata con più rispetto - purché il lutto fosse portato con compostezza, discrezione e fino al termine dell'esistenza terrena della vedova.
Quando venne reso pubblico l'amore della regina Vittoria per cani e gatti, e per gli animali in generale, moltissime donne, specie se sole, si circondarono di animali. E anche molti uomini - sposati, vedovi o scapoli.


Il coro che si levò contro le donne sole che adottarono un cucciolo fu: "Per farne un surrogato dei figli che non hanno avuto!".
Sì e no.
Per molte di loro - ma questo fu vero anche per quelle sposate - avere un cagnolino da portare a spasso, tenendolo in braccio, fu (soprattutto) una questione di moda.
Per qualcuna il cucciolo di casa fu davvero come un bambino. Dopo secoli di maltrattamenti, cani e gatti ne subirono un altro - meno cruento, ma non meno disastroso: si ritrovarono umanizzati. Succede anche oggi.
Tuttavia, e questa è un'altra cosa che per i cronisti del tempo risultò incomprensibile, per altre donne - quelle che di figli non ne avevano mai voluti, proprio come non avevano mai voluto un marito - il cucciolo fu semplicemente un compagno di vita. Non fu permesso loro di godersi in pace nemmeno questa piccola gioia.
Nota a margine: per qualcuno, ancora oggi, una donna non sposata e senza figli che adotta un cane lo fa solo per compensare il suo non essere madre. Me lo sono sentito dire tre volte. Da due donne e da un uomo. Sipario.


PET CEMETERIES E UNO SPACCATO URBANO DI LONDRA
Eppure, curiosamente, sembra che si debba proprio a un uomo la creazione del cimitero per animali in Hyde Park, dedicato soprattutto ai cani - nel quale, però, sono sepolti anche gatti, uccelli e scimmie e, pare, un coccodrillo. Fu il primo cimitero per animali pubblico: nell'Essex ne esisteva da tempo uno privato, quello di Sir Thomas Lennard, le cui prime tombe risalgono al 1850.
Cominciò tutto una mattina sul finire di aprile del 1881.


Il padrone di un maltese di nome Cherry si presentò in Hyde Park per chiedere al custode se non fosse possibile seppellire lì il cagnolino, che in vita aveva tanto amato le passeggiate nel verde. La risposta fu sì, si poteva farlo nel giardino della sua casa. Venne quindi scavata una fossa, Cherry vi fu deposto e sopra venne posta una piccola lapide con scritto: "Poor Cherry. Died April 28. 1881".
L'anno successivo, l'attrice Louisa Fairbrother, moglie del Duca di Cambridge, chiese che si potesse fare altrettanto per il suo Prince, morto dopo essere stato investito. Questo fatto, in particolare, fu quello che rese consuetudinario chiedere di poter seppellire il proprio compagno animale nel cimitero di Hyde Park.
Nel 1903, quando venne chiuso, contava oltre 300 sepolture.


Il cimitero degli animali ci dice qualcosa non solo dell'affetto che i proprietari nutrivano per i loro cuccioli, considerandoli parte della famiglia; ci dice anche, più prosaicamente, qualcosa dello sviluppo urbano della Londra vittoriana, in cui si facevano sempre più rare le case con un giardino privato, poiché lo spazio occupato da questi veniva convertito a gran velocità in strade in grado di drenare il traffico di carri, carrozze... e automobili.
Come alternativa ai cimiteri per animali, l'ingegno umano diede vita alle compagnie che per una certa somma si occupavano della cremazione del cucciolo di casa


IL FUNERALE LAICO DI PAUL E QUELLO CRISTIANO DEL GATTO DEL PASTORE
Nel 1894, una signorina di Kensington finì alla ribalta sui giornali non solo perché aveva dato sepoltura al suo gatto, Paul, ma soprattutto perché aveva assunto un impresario di pompe funebri per celebrare il rito; perché il corpo del micetto era stato posto in una bara di quercia decorata, con sopra una targhetta sui cui aveva fatto scrivere che Paul, fidato amico per diciassette anni, era stato pianto in termini adeguati dalla sua affezionata padrona; e perché, infine, aveva fatto esporre la bara nel negozio dell'impresario. Insomma, la signorina aveva osato dare al gatto una sepoltura degna di un essere umano.
Tre anni dopo, sull'Hull Daily Mail comparve un articolo dedicato a un pastore prostrato dal lutto per la morte della sua adorata gatta obesa, che amava passeggiare con lui. Tanto era stato il dolore, che il pastore le aveva celebrato un funerale religioso.
“Per tre giorni la gatta, i cui resti sono stati collocati con amore in una bella bara di quercia con decorazioni in ottone e l’interno rivestito di seta e lana, fu esposta nel salotto. Al termine di questo periodo, il reverendo chiamò una carrozza che lo accompagnò alla stazione, dove prese un treno per il nord, portando con sé la bara di quercia e i resti preziosi. Dove il funerale si sia svolto sembra essere un po’ un mistero – almeno ci sono resoconti contrastanti – ma di una cosa la gente sembra essere certa. Il cerimoniale è stato rispettato fino alla fine, e il servizio di sepoltura, o parte di esso, è stato celebrato sulla tomba della gatta”.
Ma la vera pioniera fu, nel 1885, una anziana signorina che voleva seppellire il suo gatto, Tom. Si risolse tutto in un putiferio.
La donna fece costruire una bara per il suo piccolo amico e chiese a un impresario funebre di scavare una fossa nel cimitero locale. Dopo di che, tenendo tra le braccia la bara di Tom, si avviò per strada, seguita da un piccolo corteo di parenti e amici al quale, però, si aggiunsero dei giovani che divennero talmente molesti da costringere l'impresario fiunebre a chiuderli fuori dal cimitero. Alcuni di questi giovani, infervorati, scavalcarono il cancello, distrussero la bara, gettarono via il corpo di Tom e cercarono di aggredire l'anziana e il becchino. Fu necessario l'intervento della polizia, che permise alla donna di recuperare il corpo del suo gatto e la scortò prima in un'abitazione in cui trovò un rifugio temporaneo e successivamente nella sua casa, davanti alla quale, per un po', rimase un presidio permanente per proteggerla dalla folla - inferocita per il fatto che aveva cercato di dare una sepoltura cristiana, in un cimitero, a un animale.




CREDITI E APPROFONDIMENTI:

8 commenti:

  1. Ancora una volta scopriamo che non abbiamo inventato niente: i cimiteri per animali domestici che qualche imprenditore dei nostri giorni si è "inventato", in realtà esistevano già da oltre un secolo.
    Non ho mai avuto un animale domestico ma non faccio fatica a immaginare quanto ci si possa affezionare. Forse non lo voglio avere proprio perché ho paura di affezionarmi troppo...
    P.S.: in quest'epoca in cui tantissime famiglie hanno uno o più cani / gatti / conigli / pitoni / camaleonti / chi-più-ne-ha-più-ne-metta, penso che sia ormai superato il cliché dell'animale domestico come "compagnia per le persone sole". Mi pare che sono più le famiglie ormai, rispetto ai singles, a possedere animali domestici. E quando muoiono diventa un vero lutto famigliare.

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  2. Sul cliché del cucciolo come surrogato affettivo per persone sole, posso risponderti esclusivamente in base alla mia esperienza: come ho scritto nel post, una parte della mia famiglia la pensa esattamente così. Non ha perdonato a me e a una delle mie sorelle il fatto che non ci siamo sposate. Pensa che quando sono tornata a Messina, dopo 12 anni vissuti da sola (❤) tra Firenze, Aosta e Novara, la prima cosa che mi sono sentita dire da quelle tre persone a cui ho accennato è stata: "Con un cane te ne sei tornata? Ma che è 'sta roba? Con marito e figli dovevi venirtene!" XD Il tutto detto in dialetto stretto. Sono rimasti fermi a oltre un secolo fa, insomma XD
    Io ho avuto quattro cani (con Rho, il mio bisontino: il primo cane veramente mio e non di famiglia). Ho detto addio a tre di loro e con gli ultimi due è stato particolarmente doloroso, perché abbiamo dovuto fare ricorso all'eutanasia. Tra l'altro, erano padre e figlio, Chivas e Rusty Nail (abbiamo sempre dato nomi alcolici ai cani di famiglia XD Il primo si chiamava Napoleon): Rusty lo abbiamo visto "concepire", praticamente ❤ La loro morte è a tutti gli effetti un lutto di famiglia. È da dieci anni, da quando ho preso Rho, che subisco terrorismo psicologico su quando morirà. E sì, sarà devastante. Ma so già che dopo di lui verranno altri cuccioli. Senza cani non ci so stare.
    Quanto ai cimiteri per animali, sarebbe finalmente ora di edificarne ovunque. È orribile sapere che l'amico di una vita verrà smaltito come un rifiuto.

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  3. Il sociologo Aries indicava il periodo a partire dal XIX secolo come quello della "morte proibita": la morte diviene un tabù, ovvero fino all'ultimo istante bisogna fingere che non si morirà mai, addirittura non facendovi nemmeno riferimento; i congiunti non devono manifestare eccessive emozioni e neppure mantenere a lungo il lutto, per rientrare civilmente al più presto nel circuito sociale.
    Quello che racconti della regina Vittoria è in controtendenza, probabilmente uno degli ultimi fiati della visione del periodo precedente. Mentre la parte successiva è già più in linea con la visione sociale contemporanea della morte: qualcosa da nascondere, e se non viene fatto, da irridere, specie per morti considerate "non degne".
    E a proposito di società: Bauman sostiene che una delle tre tipologie di paura a cui è soggetto l'animo umano è il senso di inadeguatezza, che sorge di fronte alla consapevolezza di non essere riusciti ad assecondare le richieste imposteci dalla società, quando non si è abbastanza forti da "fregarsene", e se ne rimane avvinti.

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    1. Onestamente, non conosco Aries. Quello che riporto è ciò che riportano le fonti presso cui mi documento - che sono estremamente varie e scelte anche in base al livello di inglese, visto che il mio è piuttosto terra terra. Ho letto in quasi tutte quelle che ho consultato che nell'era vittoriana il lutto era strettamente regolato nei tempi, nel modo di vestire e nel modo di comportarsi in società: la cosa può e non può accordarsi a quanto dice il sociologo che citi, non saprei. Quanto alla regina Vittoria, andò effettivamente controtendenza: non smise mai il lutto e nemmeno lo nascose agli occhi di parenti e sudditi; alcune sue eccentricità - per esempio, il fatto di aver commissionato un calco della mano del marito e di aver trasformato le stanze del consorte in una specie di mausoleo alla sua memoria - sono state tramandate proprio perché lei non si curò di nascondere il proprio dolore. Per quello che ne so, sdoganò la morte e il fatto che dovesse passare sotto silenzio. Quanto al concetto di "morte proibita" lo trovo adattissimo a questi tempi. Magari prima o poi avrò tempo per leggere qualcosa di Aries e Bauman: visto che hai sollevato l'argomento, mi piacerebbe saperne di più! :) Il problema dell'essere curiosa come una scimmia, purtroppo, è che a un certo punto raggiungo il punto di saturazione riguardo agli argomenti cui riesco a stare dietro.

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  4. Io sono "zitella" e più di una volta, quando ho detto di avere due gatti mi è stato accennato qualcosa come "ovvio"... per rimarcare che chi è sola prende un animale come surrogato.
    Io credo che gli animali diano tanta compagnia non soltanto a chi è solo ma anche alle famiglie già belle e fatte. Ci sono tanti animali bisognosi di una casa visto che l'uomo ha rubato loro ogni spazio e libertà quindi non ci vedo nulla di male nella convivenza e aiuto reciproco.
    Se qualcuno decide di trattarli come umani o dare loro funerali sfarzosi perché sente di volerlo fare è libero di farlo; il cuore di ogni persona è diverso e ama in modo diverso mentre quello degli animali ama incondizionatamente sempre.

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    1. Allora non è solo la mia famiglia a essere rimasta indietro sul resto del mondo di almeno 100 anni buoni :|
      Sì, è decisamente assurdo che questo preconcetto sopravviva ancora oggi, quando circa il 40% delle famiglie italiane ha un cane o un gatto - per non parlare di quelle che hanno conigli, pappagalli e altri volatili, criceti e chi più ne ha più ne metta. Com'è assurdo che, alla faccia della situazione dei canili e dei gattini d'Italia - e del dannatissimo fenomeno dell'abbandono, che va a peggiorare quello del randagismo - i nostri amici pelosi/piumosi/squamosi vengano ancora considerati beni (manco fossero oggetti) e, soprattutto, beni di lusso. Purtroppo, il loro benessere, la loro degna sepoltura e la rilevanza psicologica che questi aspetti hanno per noi compagni/padroni si trovano sempre saldamente sul fondo della lista delle priorità del paese :(

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    2. Sappi che io ho due pappagallini (uno adottato perché si era rifugiato in un pollaio ed era molto malandato, non trovando il padrone, ho deciso di curarlo io.. l'altro comprato per esigenze di compagnia al poverello di strada); due porcellini d'india che l'ex proprietaria non poteva più tenere; un coniglio che da cucciolo era stato abbandonato in una scatola in mezzo alla campagna; due gatti trovatelli di cui la più grande era in condizioni estreme ma fortunatamente ora sta bene; tre tartarughe d'acqua di cui due erano state abbandonate nelle nostre aride campagne pugliesi dove si stavano essiccando e infine mia madre ha una cagnolina presa dal canile. Quindi ho un mare di compagnia.. xD
      ...e a proposito di mare ho anche due acquari dove lavoro... ahahahaha!

      Insomma ho raccolto dove ho trovato e nel modo in cui potevo.. ^^
      Ammetto che ora sono incasinatissima perché gestire tutto non è semplice (immagina che oggi ho fatto per la prima volta l'aerosol al coniglio) ma faccio del mio meglio... più che altro avevo troppa pena per quei poveri innocenti.

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    3. Tanta ammirazione e tanta stima! ♥
      Fai quello che vorrei fare io, solo che purtroppo non ho né una casa adatta (vivo in un condominio senza giardino), né soldi (ho perso il lavoro con la prima ondata del Covid) e nemmeno supporto. Faccio quello che posso, portando da mangiare ai gatti che mi aspettano ogni mattina lungo il percorso che faccio con cucciolo, per la sua passeggiata delle sei; e a due cani che vivono in spiaggia - che fortunatamente sono molto amati e protetti (dopo che, tre anni fa, un pescatore bastardo ha sparato a un altro, Black, uccidendolo: c'è stata una rivolta di tutti noi residenti e quel pezzo di merda è opportunamente sparito). Recentemente, in due hanno persino donato due cucce, di cui una nuovissima ♥ Se potessi fare a modo mio, e ne avessi i mezzi, adotterei anche io mezzo mondo animale, come hai fatto tu ^^

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